erboristeria mandorla
La buona pioggia viene nella stagione
in cui la primavera ritorna;
le nuvole si addensano,
ed essa si insinua dolcemente,
come un sospiro notturno, e cade lieve sulla terra.
( Du Fu ,poeta cinese 712-770 d.c.)
Come oramai le mie fedelissime Mandorle sanno, in questi giorni di vacanza agostana sono a Roncobello.
Un paesino nell’alta valle Brembana, immerso nel grande Parco delle Orobie.
Ho conosciuto questa valle e i suoi monti grazie a mio marito che li ha sempre frequentati sin da quando era in fasce.
Io donna d’acqua, segno del Cancro, fedele alla Luna ho faticato ad abituarmi alla pietra asciutta e dura della montagna.
Tutt’ora faccio dannare mio marito che vorrebbe assaporassi i trecking tra passi, conche, rifugi e invece cammino nervosamente sbuffando per la fatica e rallentando il suo passo che con grande pazienza mi accompagna, sicuro di regalarmi sempre un’esperienza unica.
Eppure appena posso torno qua.
Nonostante la fatica, certe volte una strana noia, la tentazione di fermarmi dentro il recinto del mio balconcino al sole sopra i coloratissimi Sorbi dell’Uccellatore, nonostante tutto ciò cerco questi monti e non sopporto l’idea che mio marito se ne vada in giro da solo, senza di me ( che tra l’altro, considerato che ancora oggi riesco a perdermi in Cassina de Pecchi, figuriamoci come mi ritroverei in giro per le valli da sola !!).
Ed è così che proprio ieri, mentre imprecavo borbottando tutte le mie maledizioni allo stambecco che avevo davanti (alias mio marito) perché faccio sempre una gran fatica a trascinare il mio bel sederotto tra sentieri che scavalcano passi pendenti e rocciosi, avevo segretamente il cuore pieno di gioia.
Non riuscivo a spiegarmi bene il motivo visto che colavo copiosamente di sudore, ero rossa come un pomodoro da salsa e sbuffavo come quando fai il test cardiaco sotto sforzo.
La mia dignità in gita (così noi chiamiamo la tortura, beata me..) se ne va letteralmente in un altro pianeta.
Mentre mio marito, bello come il sole, perfettamente asciutto e sorridente, agile e fiero come un camoscio mi fa strada e vorrebbe anche farmi foto e filmini e amorevoli selfie di noi che ci godiamo la GITA (aiuto!) mentre io gli urlo che voglio una piscina !
Beh, nonostante le apparenze ogni volta non posso non provare la gioia.
Quella che solo la montagna ti può dare.
E, nonostante la fatica, mi soffermo a pensarci e cerco di capire da dove essa scaturisca.
È ancestrale, irragionevole, misteriosa.
Proprio come lei, la Montagna.
C’è un posto che amo particolarmente.
Piuttosto banale per molti; figuriamoci per mio marito lo stambecco/camoscio… .
Ma a me, invece, emoziona sempre.
È un pascolo, sopra i 2000 m, al quale si approda da un sentierino, nascosto da grossi ginepri, che sbuca dal bosco.
Si chiama Monte Campo ed è la tappa intermedia che poi porta ad alcune cime e ai passi veri e propri.
Quando arrivo lì mi si allarga il cuore.
È la tappa del primo silenzio.
Ed è il luogo che ti apre lo scenario delle vette.
Volteggiano le aquile.
Sai che sei ospite in territorio già sacro anche se sei ancora in basso.
Mi ricorda i pascoli di Heidi e mi riporta a quella spensieratezza.
Ma poi apro lo sguardo e le vedo: le cime, tutte intorno, che si perdono all’orizzonte.
Sono Giganti possenti che si portano dentro millenni di storia.
Hanno tutto l’universo addosso sedimentato strato su strato.
Non c’è cosa che non abbiano visto ancora in tempi dove l’uomo non era nemmeno ipotizzabile.
E ti osservano; non lasciano mai lo sguardo come il capo di un branco di stambecchi che ti incontra sul suo cammino e con coraggio si posiziona per essere pronto a difendere la propria famiglia se fosse necessario.
Quando sei a Monte Campo non puoi fare a meno di sentirti sotto osservazione e non riesci a non inchinarti di fronte a tanta potenza.
Magari anche a chiedere scusa per essere lí, rumorosamente e senza aver chiesto il permesso.
Poi però rifletto e capisco: quelle montagne, la pietra che tocco, le vette che scruto hanno dentro anche la mia storia.
Hanno l’energia della Terra che mi appartiene come appartiene a tutta la materia di questo pianeta.
Ed è da qui che nasce la gioia, credo.
Perché ritrovo quella potenza che avevo dimenticato; la forza che fa parte della vita di questo pianeta e dell’universo e che noi umani non riconosciamo più.
Io non sono montanara e vengo qui per adozione.
Sono molto acerba; assimilata ad una famiglia di camminatori ed arrampicatori doc.
Mio marito, i miei cognati, la loro storia, mia figlia, sono esperti di montagna in senso davvero tecnico, grandi sportivi, di origini bergamasche. Primo tra tutti in assoluto Lorenzo. Che tanti di voi hanno conosciuto.
Rideranno delle mie riflessioni che di alpinistico non hanno niente.
Loro che ambiscono alle altezze, quei panorami da Tetto del Mondo che in uno sguardo ti fanno spaziare oltre l’orizzonte.
Spremono muscoli, si portano al limite delle forze, non temono la fatica perché poi godono della loro gioia, alla meta.
Io altra cosa.
Per me la montagna è energia pura, primitiva.
Sono capace di infilarmi nel bosco e far risuonare una campana tibetana.
E aspettare…. per vedere cosa succede…. .
P.s. Attenzione: tante piante della tradizione erboristica appartengono proprio a questi boschi e a queste altezze.
L’Achillea, il Tarassaco, il Castagno, il Trifoglio rosso, La Rosa Canina, l’Ortica, i frutti Rossi …. il Mirtillo !!!
E tanti tanti altri …..
In Erboristeria sono fondamentali, da Mandorla ancora di più.

A presto,
Francesca erboristeria mandorla


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